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un nuovo modello culturaleper la cura di HIV/AIDS. Un progetto in Africa, basato sulle linee guida dell’UNAIDS. L’HIV/AIDS è un importante problema di salute pubblica nell’Africa subsahariana, dove vive il 63% degli adulti e bambini infettati da HIV o malati di AIDS del mondo. Nella Repubblica democratica del Congo (RDC), 2,5 milioni di persone sono infettate da HIV o sono affette da AIDS.

La prevalenza di sieropositività da HIV è 4,3%. Molte organizzazioni non governative (ONG) lottano contro l’AIDS, come raccomandato dal programma nazionale e da UNAIDS/OMS (programmi dell’ONU e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per HIV/AIDS).

A Kinshasa è in atto uno dei progetti di Umanità Nuova in Africa, un progetto di prevenzione e di cura dell’HIV/AIDS. Umanità Nuova, sorta in seno al Movimento dei Focolari, è una ONG che gode dello Status Consultivo Generale presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Molti dei suoi membri operano nel campo della Sanità e cercano di rispondere alle specifiche esigenze delle persone dei luoghi in cui vivono.

I gruppi di Umanità Nuova in Africa intervengono attualmente nei servizi di assistenza sanitaria per pazienti con HIV/AIDS, oltre che nella RDC, anche in Nigeria e Camerun, e sono collegati ai progetti delle Nazioni Unite. Sebbene i progetti, ovviamente, variano in base ai rispettivi contesti sociali, essi si basano su un comune modello culturale e sulla medesima metodologia.

Questo modello culturale riconosce la dignità e il valore di ogni uomo, donna e bambino, senza eccezioni, e particolarmente di coloro che sono malati o soffrono, e sottolinea la reciprocità e la fratellanza. La forte convinzione del valore della reciprocità non solo crea relazioni profonde, che cambiano la vita, tra gli operatori sanitari e i loro pazienti, ma influenza anche la struttura economica, sociale e culturale delle famiglie e delle comunità.

In questo intervento cercherò di descrivere brevemente il progetto a Kinshasa e l’impatto di questo nuovo modello culturale basato sulla reciprocità interpersonale nella cura dell’HIV/AIDS.

2. Il progetto a Kinshasa

Nella RDC, il progetto serve i bambini delle scuole elementari e medie, i membri delle loro famiglie e gli adulti che si recano per la visita in un ambulatorio per malati di AIDS. I contatti avvengono in ospedale e a scuola, dove le persone ricevono assistenza e informazioni sull’HIV/AIDS. Il progetto prevede svariate attività pluridisciplinari (cure mediche a domicilio e in ambulatorio, sostegno psicologico, morale, spirituale e culturale, aiuti finanziari, assistenza alimentare...), tutte basate sulla reciprocità.

Ogni persona è sollecitata a dare la sua piena attenzione alle esigenze e alle preoccupazioni degli altri. I pazienti e i membri della loro famiglia sono invitati a diventare essi stessi attivi, protagonisti. È la reciprocità che viene sottolineata in tutto, per il suo potenziale di cambiare le relazioni tra operatori sanitari e pazienti, e perché esercita un influsso sulla cultura.

Il team sanitario è composto da medici e infermieri che prestano particolare attenzione alla diagnosi precoce dell’infezione da HIV e dell’AIDS, alla prevenzione della trasmissione materno-infantile e all’educazione in materia di prevenzione, in quanto questi rappresentano i mezzi più efficaci per il controllo della diffusione della malattia.

Questo è uno studio descrittivo e viene calcolata la frequenza dei parametri.

Dal 1996 al 2006, sono stati esaminati 3.400 bambini e adulti (con una media di 283 l’anno); 32 hanno effettuato il test per l’HIV dopo counseling (0,9%). Tutti i bambini e gli adulti hanno ricevuto assistenza alimentare e aiuti finanziari per gli esami di laboratorio. Il contatto con i membri del progetto ha portato 55 persone (genitori, studenti, insegnanti e familiari dei malati) a essere formate a loro volta come educatori e volontari per le attività di prevenzione dell’AIDS. Dopo la formazione, hanno organizzato almeno 150 visite domiciliari, in cui hanno avuto opportunità di parlare con i malati e le loro famiglie degli svariati aspetti dell’AIDS, dando anche sostegno morale, spirituale e culturale. In totale, hanno raggiunto 2.500 altri adulti, adolescenti, ragazzi e bambini

3. Conclusioni

Attraverso le attività del progetto, alcuni pazienti e loro familiari sono diventati essi stessi protagonisti, in quanto sono stati formati come educatori e volontari. La dignità e la cura prestata a ogni paziente con HIV/AIDS e alla sua famiglia, e l’accento posto sul vivere per le esigenze e le preoccupazioni degli altri ha ridotto la discriminazione e l’emarginazione dei malati e dei portatori di HIV, con effetti positivi sulla loro salute e sul loro benessere. Programmi basati su un modello culturale che sottolinea la reciprocità e la fratellanza servono come pietre miliari per lo sviluppo di efficaci modelli di prevenzione e di assistenza, che possono ridurre notevolmente l’impatto dell’epidemia da HIV/AIDS sulle comunità africane.

di MARCEL MBULA

 

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