Convegni | Congressi internazionali | Summer-School

L’epidemiologia al centro delle relazioni  interdisciplinari e interpersonaliEpidemiologia e interdisciplinarità. La storia della medicina mostra che le preoccupazioni interdisciplinari sono all’origine della riflessione medica grazie all’introduzione delle scienze sociali.

Michel Foucault aveva addirittura stabilito una vera filiazione tra la medicina e la sociologia: «La sociologia (sul modello della medicina sociale) trova le sue origini nel movimento disciplinare di controllo dell’ambiente sociale sulla base di nuove forme di sapere».

L’epidemiologia è per definizione «Lo studio della ripartizione e dei determinanti degli stati o degli episodi relativi alla salute in alcune popolazioni, e l’applicazione di questo studio al controllo dei problemi di salute». Fin dall’inizio, lo studio delle epidemie è al centro di varie discipline: della medicina, ma anche della geografia umana (per i suoi modi di propagazione e le sue strade veicolari), della psicologia sociale e della demografia per i suoi effetti.

Ne deriva una presa di coscienza dell’interdisciplinarità che diventa una necessità inevitabile. È innegabile che ogni disciplina presenta dei limiti concettuali e metodologici. Da qui la necessità di elaborare relazioni di collaborazione e di condivisione affinché le varie discipline possano interscambiare le loro competenze per sviluppare una ricerca competitiva e complementare. Si tratta insomma di stabilire partenariati per prendere decisioni illuminate.

Infatti la professionalità fa sì che ci si debba comportare in modo adeguato sui piani professionale, personale e interpersonale assumendo la responsabilità delle proprie azioni, e mantenendo un equilibrio tra la vita personale e quella professionale. Per questo il professionista è spesso definito come colui che è in grado di oltrepassare le differenze interpersonali sul piano professionale. Di fatto, secondo il nostro punto di vista, si tratta di integrare le differenze nel processo di gestione delle relazioni professionali. È vero che ciò rende complessa la gestione delle risorse umane.

Il nostro gruppo (Centro di Biostatistica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina dell’Università di Orano) ha sviluppato nel corso di questi ultimi vent’anni dei legami e delle convenzioni con numerose équipe di diverse discipline e servizi molto vari (cardiologia, chirurgia, medicina interna, ematologia, oncologia, biologia, ecc.). Le molte attività di ricerca e di formazione sviluppate hanno costituito un ambito privilegiato di crescita delle relazioni umane.

2. Epidemiologia e relazioni interpersonali

Tuttavia, al cuore di quest’attività che si è molto sviluppata in questi ultimi anni e che porta risultati apprezzabili tanto sul piano della quantità che della qualità, stanno la natura e la qualità delle relazioni interpersonali. Siamo partiti con la ferma risoluzione di formare un’équipe che avesse come obiettivo prioritario quello di privilegiare l’uomo, che doveva essere messo al centro di qualsiasi azione.

Lo scopo che ci eravamo proposti era la realizzazione dell’uomo. Occorreva puntare su una certa dinamica di “gruppo” e su un inserimento sociale basati sulla comprensione e sull’acquisizione di alcuni codici morali o sociali condivisi da una comunità di vita a tutti i livelli. Le competenze scientifiche e professionali da sole, infatti, non bastavano; era richiesto anche un coinvolgimento personale nella formazione del gruppo e nella relazione al suo interno e con l’ambiente esterno.

Occorreva conciliare gli imperativi professionali e la qualità delle relazioni interprofessionali ed umane e costruire un gruppo caratterizzato da spirito di solidarietà capace di animare tutti i suoi membri.

3. Costituzione del gruppo

Dopo cinque anni d’esercizio nel Centro Ospedaliero e Universitario di Orano, il laboratorio di biostatistica e di epidemiologia è stato creato con decreto interministeriale nel 1990. Abbiamo lavorato per rafforzarlo e abbiamo costituito tre reparti. Attualmente vi lavorano 21 persone. Si tratta di docenti ricercatori (medici specialisti in epidemiologia, esperti demografici, antropologi, biostatistici, clinici), tecnici e personale amministrativo.

4. Costruzione delle relazioni interpersonali

Il periodo di messa a punto del servizio e del gruppo è stato segnato da un contesto nazionale difficile, con il terrorismo che imperversava in una situazione politica e sociale molto instabile del nostro paese. La situazione nazionale era caratterizzata da cambiamenti negli stili di vita e nelle relazioni sociali; con un gran paradosso sociale tra il progetto islamista e il progetto materialista. Tutti costatavano un’inversione della gerarchia dei valori e sono penetrati molti dubbi sul valore del lavoro.

Tra le nostre priorità c’è l’organizzazione del gruppo. Il principio di base è che la qualità del lavoro rifletta l’anima del gruppo; il modo di funzionamento del gruppo è di tipo umanista. In altre parole, l’équipe deve far proprie le parole chiave che mettono al primo posto l’uomo: disponibilità, attenzione, comprensione, condivisione, benevolenza, pazienza, dialogo e spirito di solidarietà, o, meglio, di fraternità.

Di conseguenza occorre un’adesione al progetto, che deve essere condiviso da tutti, affinché sia collettivo, e occorre favorire la coesione e lo spirito di solidarietà che anima ciascuno. Ogni attività interna ed esterna del gruppo deve essere condotta nell’ambito di un progetto collettivo e comune. I rapporti con terzi, l’assistenza dei partner nei progetti, l’apertura del seminario scientifico del laboratorio a persone esterne, sono concepiti tutti come un progetto comune anche se concretamente vengono portati avanti da una persona. Il nostro impegno è consistito nel tessere relazioni “umane”, stabilendo con ciascuno dei legami semplici, ma sinceri e profondi grazie a diversi gesti e iniziative come: passare ogni mattina nei vari uffici per dire buongiorno a tutti, far visite a casa ai membri del gruppo, prestare attenzione all’altro, far circolare le informazioni per rendere solidali i membri del gruppo tra loro, creare un ambiente conviviale, aiutarsi e assistersi nel lavoro.

5. Conflitti e rottura

Passati alcuni mesi, si avvertono i primi stridori e poi dei conflitti scoppiano nel gruppo. È chiaro che i conflitti non sono estranei al lavoro. Non tutti, infatti, condividono questo spirito: c’è chi oppone un semplice rifiuto ad un passo che sembra incomprensibile, c’è per qualcuno l’egocentrismo e il rifiuto della condivisione, per altri un concetto personale del progredire nella carriera...

La costituzione del gruppo ci è apparsa come un processo lungo, irto di difficoltà che ci sottopongono ad una vera prova.

Questa situazione conflittuale ha comportato una destabilizzazione dei membri del gruppo, situazione resa complessa da un fatto inatteso. Il principale oppositore è il collega con il quale sono legato da una lunga amicizia. Mettendo le relazioni umane al centro dell’organizzazione, c’è come un effetto boomerang: il costruire passa, forse, attraverso la rottura di forme e relazioni sociali ben stabilite.

L’intero gruppo così è passato anch’esso attraverso una situazione dolorosa, che ha portato ad una rottura che possiamo definire, a posteriori, feconda.

La rottura è stata feconda poiché abbiamo continuato ad agire nei confronti di tutti con lo stesso spirito e lo stesso metodo. Occorreva in quei momenti vigilare a dare tutto sul piano scientifico e umano, infondere sicurezza e aiutare a superare le percezioni negative e continuare a fare il primo passo verso tutti. Questo periodo di instabilità e di difficoltà è durato due anni durante i quali il livello delle attività è un po’ rallentato. Il rientro universitario1999-2000 è stato salutare, è avvenuto uno scatto: la maggioranza dei membri dell’équipe ha preso coscienza delle sfide e ha fatto la scelta del progetto comune e collettivo del nostro nuovo modo di funzionamento. Immediatamente, l’ha fatto proprio e portato avanti.

6. La ricomposizione

Comincia qui un periodo che possiamo definire di ricomposizione. Questo periodo è caratterizzato da:

– Solidarietà che si instaura tra le persone. I membri dell’équipe qualificano il quadro delle loro attività come un quadro di famiglia, con tutto ciò che comporta la nozione di famiglia nella nostra società. Ogni volta che organizziamo delle grandi manifestazioni, i membri del gruppo impegnati nel servizio dichiarano di muoversi come fratelli di una stessa famiglia.

– Collaborazione più sincera nell’interesse del progetto collettivo e comune.

– Distribuzione delle responsabilità e dei compiti sulla base delle capacità e delle competenze di ciascuno e non soltanto dei titoli.

– Riconoscimento reciproco delle competenze, ma soprattutto coinvolgimento personale nelle iniziative, per cui ciascuno propone il proprio aiuto e la propria assistenza nella realizzazione delle attività.

– I risultati delle azioni condotte sono frutto della collaborazione tra i membri del gruppo.

Si possono esprimere i risultati della costituzione di questo gruppo attraverso la lettura di alcune testimonianze:

«Il Capodanno mi rievoca degli eventi dolorosi verificatisi nel corso dell’anno appena trascorso, ma ancor più il bel ricordo della vostra indulgenza e del vostro sostegno» (un membro dell’équipe del laboratorio).

«Oltre al lavoro compiuto durante il mio soggiorno nel vostro servizio, sono stata molto toccata dalla qualità delle relazioni umane che prevalgono su tutto. Ringrazio tutto il gruppo poiché tali opportunità ci vengono offerte raramente» (un medico ginecologo che ha collaborato al progetto).

«Sono riconoscente e ringrazio per il lavoro compiuto e per l’ospitalità indimenticabile. È la prima volta che sperimento un clima di tale fraternità in un paese straniero» (un medico del Burkina Faso che ha soggiornato tre settimane al laboratorio).

7. Realizzazioni e produzione del gruppo

Abbiamo firmato molte convenzioni con numerose équipe su progetti di ricerca riguardanti diverse tematiche. 

Abbiamo anche iniziato corsi di formazione di tipo postuniversitario che hanno permesso la messa in rete di numerosi professionisti della sanità in Algeria e in molti paesi dell’Africa subsahariana. Questa rete, EpiBio, ha realizzato 6 congressi nazionali e un congresso internazionale in collaborazione con l’associazione degli epidemiologi di lingua francese. È riconosciuta dallo Stato dal 2005 e si presenta come una rete di professionisti dell’Algeria e di vari paesi africani, legati da spirito di fratellanza e di amicizia.

Il nostro servizio ha una produzione scientifica e pedagogica apprezzabile, se si tiene conto delle condizioni generali di esercizio prevalenti nel nostro paese, in particolare in materia di ricerca.

8. Conclusioni

Le relazioni di tipo professionale si fanno e si disfano nel tempo a seconda dei centri d’interesse di ciascuno e delle sfide che stanno alla base di queste relazioni.

Andando controcorrente, le relazioni costruite nell’amore tra gli uomini possono avere un sapore di eternità. I legami di qualsiasi genere, anche di tipo professionale, quando scaturiscono dall’amore, sono molto più forti e resistono a tutte le difficoltà. È secondo questo stile che ho scelto di vivere e lavorare.

«Alla luce di quest’amore, distinguiamo se il nostro approccio e il nostro servizio al fratello sono secondo l’amore di Dio... Se il fratello attendeva questo da noi» (Chiara Lubich).

di Farouk M.

Documenti più scaricati

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.