Mi chiamo Fernanda Morrone e da dodici anni insegno alla Pontificia Università Cattolica di Porto Alegre, in cui studiano circa 30.000 studenti. Sono responsabile del laboratorio di Farmacologia, dove lavorano 25 studenti di dottorato, master e corso di laurea ed anche altri professori. Facciamo ricerche su nuove terapie farmacologiche.
      In una cultura contrassegnata dalla competizione e dall’individualismo, cerco d’insegnare agli studenti l’importanza della relazione con il paziente e la collaborazione tra i colleghi.
      Perciò, sento che io per prima devo vivere in questa maniera. Ogni giorno quando arrivo all’Università, so che sto andando per ascoltare tutti, senza distinzione, mettendo l’altro prima dei miei interessi personali.  Con gli altri professori mi sforzo di condividere le idee ed anche risorse finanziarie e questo modo di fare è contagioso. Nel laboratorio gli studenti realizzano non solo i propri lavori di ricerca, ma ognuno aiuta l'altro nei suoi progetti quando necessario. In questa maniera, gli articoli pubblicati sono frutto di questa realtà collettiva, che non esclude, però, la responsabilità personale d’ognuno.


      Cerco non solo di insegnare la teoria, ma di fare con gli studenti del  laboratorio un’esperienza di vita, cioè, d’approfondire l’aspetto collettivo della conoscenza.  In un lavoro recente sull’uso di farmaci nella popolazione anziana abbiamo potuto studiare non soltanto le implicazioni farmacologiche ma anche altri aspetti come per esempio, le difficoltà degli anziani, la mancanza di accesso ai farmaci o altri aspetti che violano il rispetto per la persona, e abbiamo cercato di studiare anche come possiamo fare per sanare queste difficoltà, in particolare l’importanza del “curare”. Questo ci ha portato a pensare, che la complessità delle terapie richiede ulteriori sguardi su gli approcci etici della vita.
      A questo riguardo, in una delle discipline che insegno nel Corso di laurea, ho cercato di portare avanti un progetto concreto (“Atenção Farmacêutica”) con gli studenti attraverso il quale inserirli nel sociale e far emergere alcuni valori come la dignità della persona umana, l’importanza del lavoro in equipe... e soprattutto creare già qui tra noi, che siamo così diversi, relazioni autentiche.
      Abbiamo deciso di portare gli studenti ad un Centro Sociale vicino all’Università, in un quartiere povero di periferia (favela), dove ci sono vari problemi di salute (in particolare, malattie infettive) generati dal disagio sociale e delle necessità economiche della popolazione che vive lì.
    Nella favela abbiamo trovato condizioni di vita molto precarie (alcool, delinquenza, droga, mancanza di legami familiari, carenze di strutture igieniche) e con gli studenti – alcuni provenienti da classi sociali abbastanza privilegiate - abbiamo potuto elaborare il significato della malattia e della cura, accompagnando le persone nel percorso terapeutico, fornendo assistenza in merito alla posologia, spiegando i benefici e gli eventuali effetti collaterali del farmaco. Con i giovani abbiamo potuto pubblicare i primi risultati di quest’esperienza formativa in riviste scientifiche. Quest’esperienza e stata arricchente anche per me, rendendomi consapevole della mia responsabilità nel formare i giovani ai valori, non nascondendo loro le difficoltà del tessuto sociale in cui si troveranno ad operare.
    Si sono rinforzati i legami di rispetto ed amicizia fra tutti, studenti, professori e membri dell’équipe sanitaria, dove ognuno si è sentito valorizzato per il suo lavoro e allo stesso tempo stimolato a migliorare. Inoltre, oggi nel nuovo piano di studi del Corso di Farmacia è stata inserita una nuova disciplina sull’”Attenzione al paziente”.
      Attualmente, stiamo applicando questa metodologia anche alla Farmacia situata nel Campus, dove gli studenti imparano ad “ascoltare” e a risolvere i possibili dubbi che possono sorgere alla popolazione che vi si rivolge.

FERNANDA MORRONE
PORTO ALEGRE - BRASILE

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