Secondo i dati diffusi dall’ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, il totale di casi di malaria segnalati dall’inizio del 2019 ha superato i cinque milioni e mezzo.

 

Complessivamente, sono 1.800 le vittime registrate. In base al dossier nel Paese, che conta 11,5 milioni di abitanti, da maggio la malaria sta raggiungendo le proporzioni di una vera e propria epidemia. Nonostante le sollecitazioni di diverse organizzazioni internazionali, però, il governo di Bujumbura non ha fino ad ora voluto dichiarare l’epidemia. Il Burundi è tra i più poveri Paesi africani e dal 2015 attraversa una difficile crisi socio-economica. Da aprile, inoltre, è stata dichiarata un’epidemia di colera. La popolazione si trova inoltre ad affrontare la carenza di moltissimi beni, soprattutto medicinali e carburante.

La precedente epidemia del 2017

Nel marzo del 2017, il governo aveva dichiarato un’epidemia di malaria nel Paese, dopo l’accertamento di 1,8 milioni di casi e circa 700 vittime in soli tre mesi. A livello globale, stando ai dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 219 milioni i casi di malaria registrati nel mondo e 435mila i decessi, di cui il 93 per cento in Africa. A Radio Vaticana Italia, padre Mario Pulcini, superiore dei saveriani a Bujumbura racconta: “C’è una situazione drammatica, innanzitutto c’è la sovrappopolazione, il Paese continua ad aumentare demograficamente, le famiglie sono numerose, la possibilità di accedere agli ospedali e alle medicine è quasi riservata solo a chi può pagare. Manca il cibo, i prezzi sono altissimi, per cui si crea una grande debolezza nella gente e la malaria, il colera, il tifo aggrediscono queste persone”. A proposito dell’impegno della Chiesa a sostegno della popolazione, padre Mario aggiunge: “I dispensari gestiti dalle suore in collaborazione con la Chiesa locale sono aperti giorno e notte, ne abbiamo uno qui in parrocchia e sono centinaia le persone che si presentano”.

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

vaticannews.va

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