Quale salute?
Come si può ripensare allora la salute oggi di fronte a queste sfide? Uno tra gli eventi più importanti riguardo alla politica della salute internazionale, quello tenutosi ad Alma Ata nel 1978. Nella Dichiarazione conclusiva , si sottolineava tra l’altro la necessità delle comunità a partecipare - attraverso un’adeguata educazione - alla promozione della salute e si invitavano le diverse figure professionali in ambito sanitario a lavorare congiuntamente per rispondere ai bisogni di salute espressi della comunità. Più che mai attuale e da considerare ancor oggi tra gli obiettivi da raggiungere.
Quali potrebbero essere i possibili percorsi da seguire a tal fine?
1) Nell’ambito sanitario è urgente la necessità di una nuova formazione clinica, che deve tener conto del cambiamento del ruolo del medico (da “unico” protagonista a membro di un team), di un approccio di valutazione multidimensionale, della continuità assistenziale.
Le caratteristiche degli operatori sanitari oggi dovrebbero soddisfare essenzialmente tre elementi: la competenza clinica, la capacità di dialogare con gli altri esperti e di lavorare in squadra .
2) La “rivoluzione” dei pazienti. Fondamentale è il cambiamento del ruolo del paziente: da soggetto passivo a protagonista attivo del proprio stato di salute. Certamente la prima tappa esige una partecipazione congiunta già a partire dal processo decisionale clinico. Ma la partecipazione dei pazienti va considerata molto più che una strada per migliorare l’efficienza in sanità. Si auspica un cambiamento radicale del ruolo dei pazienti a livello di organizzazione sanitaria, di sistemi di salute. Già le numerose associazioni di pazienti e di familiari - che stanno moltiplicandosi - riescono a portare all’attenzione degli organismi sanitari e politici alcune istanze. Nel mondo attuale, in cui l’informazione medica è divenuta accessibile a tutti, occorre divenire consapevoli che la competenza in materia di salute e malattia non è più esclusiva soltanto degli addetti ai lavori. In particolare, medici e pazienti hanno bisogno di lavorare in partnership: si sostiene che l’assistenza sanitaria non potrà migliorare fino a quando i pazienti non saranno messi in condizione di svolgere un ruolo guida nella progettazione di nuove politiche, sistemi e servizi .
3) Le stesse organizzazioni vanno rigenerate - oltre l’aspetto strettamente tecnico - come spazio fisico e simbolico che supporta le interazioni e genera l’attenzione alle persone, che afferma i valori condivisi, dà possibilità di pensare, di discutere, di assumere decisioni e iniziative di cambiamento . In tal modo possono essere di supporto a quanti sono impegnati nelle politiche sanitarie, in modo da aiutarli a conciliare le necessarie decisioni dell’immediato con una visione lungimirante .
4) E’ evidente che i sistemi sanitari sono strettamente legati a quelli economici, politici, educativi, ecc. Ne consegue la necessità di un rapporto tra le diverse componenti, di un dialogo, di un confronto continuo che aiuti a comprendere come favorire, come armonizzare le diverse esigenze. Ma un dialogo non si può attuare tra sistemi, tra organismi: il dialogo può avvenire piuttosto tra le singole persone che all’interno di essi sono impegnate a trovare risposte, strategie di miglioramento.
Un dialogo autentico va cercato e voluto, presuppone da parte di ciascuno rispetto reciproco, comprensione vicendevole, l'accoglienza delle rispettive competenze, una condivisione degli obiettivi, una comunione delle risorse, delle conoscenze scientifiche, dei bisogni .

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